martedì 31 agosto 2010

sondaggio d'opinione


Non so se vi rendete conto di quale impresa prometeica sia far fare colazione a due bambini, lavarli, pettinarli, vestirli e prepararli per uscire.
Io ieri mattina ci ero riuscito, e mi preparavo alla passeggiata mattutina, indispensabile per non far impazzire loro di noia e me di disperazione. Solo che, quando ero già sulla soglia, ho notato una lettera nella cassetta della posta. Portava la dicitura "Edison Energia", e vedendola mi aspettavo le solite pallosissime offerte pubblicitarie. Mi sbagliavo.
La lettera si complimentava con me per aver scelto Edison Energia, mi diceva di aver "ricevuto e accettato" la mia richiesta di passare a loro come fornitori e mi assicurava che mi avrebbero comunicato quanto prima la data d'inizio della fornitura.
Qual è il problema?
Il problema è che io non mi sono mai nemmeno sognato di farla, la richiesta. Anzi, secondo loro l'avrei fatta il 13 agosto scorso (quando ero al mare, figuriamoci...). Ciliegina sulla torta, il mio indirizzo era sbagliato (o meglio, c'era il vecchio indirizzo, mentre il nome della strada in cui abito è cambiato, ormai da più di un anno).
Quindi, delle due l'una: o io ho una doppia personalità e faccio cose di cui non conservo memoria, oppure c'è qualcosina che non torna.
Incazzato nero, rinuncio alla passeggiata, rientro e chiamo immediatamente il numero verde indicato nella lettera. Quasi quindici minuti di attesa, poi finalmente risponde una ragazza con un forte accento siciliano, scocciata e maleducatissima.
Mi dice che a loro la richiesta risulta, ma che lei non può dirmi in che forma sia stata fatta (contratto firmato? telefonata? boh...), né chi ha fornito loro i miei dati, che in teoria dovrebbero essere riservati. L'inizio della nuova fornitura è programmato per ottobre.
Comunque, ha aggiunto, bastava che spedissi un fax in cui chiedevo di "recedere" dal contratto. Ho obiettato che io non dovevo "recedere" da un bel niente, dato che il contratto non l'avevo mai nemmeno stipulato, ma lei, sempre più maleducata, mi ha risposto che quella era la procedura. E tanti saluti.
Il fax l'ho spedito, cercando di precisare tutto nei minimi dettagli e chiedendo la chiusura immediata dell'utenza e il ritorno all'Enel. Stamattina ho aggiunto una raccomandata A/R, tanto per sicurezza. Ho anche chiamato il numero verde Enel, e hanno detto che - per fortuna - a loro non risulta ancora nessuna richiesta di passaggio al gestore privato.
Ora, non so come la cosa si risolverà. Ma la domanda è: quanti, tra voi, sarebbero disposti a credere alla buona fede della Edison Energia?
Aspetto con curiosità le risposte.

lunedì 30 agosto 2010

senza motivo

(semplici ricordi dell'adolescenza)



http://www.youtube.com/watch?v=I0Y24BIn-7w


Oggi si è guardato sotto la maglietta
nella carne aveva una ferita profonda e ampia
dalla ferita cresceva un fiore delicato
da qualche posto molto profondo
si è girato per guardare in viso sua madre
per mostrarle la ferita nel petto che bruciava come una lama
ma la spada che l'aveva squarciato
era la spada nelle mani di sua madre

Ogni giorno un altro miracolo
solo la morte ci separerà
sacrificare una vita per la tua
sarei il sangue del cuore di Lazzaro

Anche se la spada era la sua protezione
la ferita stessa gli avrebbe dato potere
il potere di ricostruirsi nella sua ora più buia
lei gli disse che la ferita gli avrebbe dato coraggio e dolore
quel dolore che non puoi nascondere
dalla ferita cresceva un fiore delicato
da qualche posto molto profondo

Ogni giorno un altro miracolo
solo la morte ci separerà
sacrificare una vita per la tua
sarei il sangue del cuore di Lazzaro

Uccelli sul tetto della casa di mia madre
non ho pietre per scacciarli
uccelli sul tetto della casa di mia madre
siederanno sul mio tetto un giorno
volano alle finestre volano alla porta
dove trova la forza per combatterli ancora
conta tutti i suoi figli come uno scudo contro il dolore
alza gli occhi al cielo come un fiore nella pioggia

Ogni giorno un altro miracolo
solo la morte ci separerà
sacrificare una vita per la tua
sarei il sangue del cuore di Lazzaro

domenica 29 agosto 2010

lampi - 67


L'inutilità dell'avere un talento. La nobiltà, la moralità di sperperarlo.

sabato 28 agosto 2010

corsi e ricorsi della storia


(Didascalia: tattiche elettorali testate nel tempo)

L'oratore: "Il mio avversario non ci crede nemmeno, al babau: come potrà mai proteggervi da lui?"

venerdì 27 agosto 2010

lottare con il mistero


Sessant'anni fa, il 26 agosto del 1950, in una stanza dell'albergo Roma, a Torino, sedici bustine di sonnifero mettevano fine alla vita di Cesare Pavese.


Raccontare è sentire nella diversità del reale una cadenza significativa, una cifra irrisolta del mistero, la seduzione di una verità sempre sul punto di rivelarsi e sempre sfuggente. La monotonia è un pegno di sincerità. Ciascuno ha il suo gorgo e basta che vi palpiti dentro l'estrema tensione di cui la sua coscienza è capace: raccontare vorrà dire lottare per tutta una vita contro la resistenza di quel mistero.

giovedì 26 agosto 2010

me and norma jean


Quando devo essere da qualche parte per cena alle otto, me ne rimango nella vasca da bagno per un'ora e più. Si fanno le otto e io sono ancora nella vasca. Continuo a versare essenze profumate nell'acqua, lascio scorrere l'acqua e riempio la vasca con acqua fresca. Mi dimentico che sono le otto e che ho un appuntamento a cena. Mi perdo nei miei pensieri e mi sento lontana da tutto.
A volte so il vero motivo di quello che faccio. Nella vasca non c'è Marilyn Monroe, ma Norma Jean. Sto facendo un regalo a Norma Jean. Lei doveva farsi il bagno con l'acqua che era stata usata da sei o otto persone. Adesso può farsi il bagno in un'acqua limpida e trasparente come una lastra di vetro. E sembra che Norma non ne abbia mai abbastanza di quell'acqua limpida che profuma di essenze vere.

C'è anche un'altra cosa che mi "aiuta" a ritardare. Quando esco dalla vasca passo molto tempo a stendere la crema sulla pelle. Mi piace moltissimo farlo. E a volte se ne va, felicemente, un'altra ora. Quando finalmente mi vesto mi muovo più lentamente che posso. Inizio a sentirmi un po' colpevole perché sembra che ci sia un impulso che mi fa essere il più possibile in ritardo per l'appuntamento. C'è qualcosa in me che è felice quando sono in ritardo.

La gente mi aspetta. La gente è ansiosa di vedermi. Sono desiderata. E mi ritornano in mente gli anni in cui non lo ero. Le centinaia di volte nelle quali nessuno voleva vedere la piccola servetta, Norma Jean, nemmeno sua madre. Provo una strana soddisfazione nel punire le persone che ora mi vogliono. In realtà non sto punendo loro, ma tutte quelle persone del passato che non volevano Norma Jean. Quello che provo non è soltanto una punizione. Mi emoziono come se io fossi Norma Jean che va a un party e non Marilyn Monroe. Meno sono io, più Norma Jean è felice.


Marilyn Monroe (con Ben Hecht), La mia storia, Donzelli 2010

mercoledì 25 agosto 2010

recensioni in pillole 63 - il re degli ontani

Michel Tournier, Il re degli ontani, Garzanti 1996 (462 pp.)

Michel Tournier, un altro dei miei amori a scoppio ritardato.
Ne sentii parlare, credo, per la prima volta mentre preparavo la tesi di laurea, quindi nel 1998 o giù di lì, leggendo un pezzo di Italo Calvino su Vendredi ou les limbes du Pacifique. Sulle mie amate bancarelle dell'usato, mi procurai Venerdì, Il re degli ontani e Gilles e Jeanne. Tutti e tre, come al solito, rimasti a lungo a languire sugli scaffali.
Venerdì è ancora là. Gilles e Jeanne l'ho letto qualche anno fa, l'ho trovato geniale e lo consiglio vivamente (per la cronaca, ricostruisce i rapporti – reali – intercorsi tra il famigerato Gilles de Rais e Giovanna d'Arco). Il re degli ontani l'ho ripescato da poco, perché – per ragioni che qui non è il caso di spiegare – mi è venuta voglia di leggere alcuni testi sull'Olocausto e sulla Germania nazista.
Venendo al romanzo: il protagonista, Abel Tiffauges, è, secondo le sue stesse parole, un orco. È immenso, fortissimo, ama la vita nei suoi aspetti più elementari, la carne cruda, i bambini, gli animali, fino agli elementi più derelitti: il sangue, la merda. Tiffauges è, a suo modo, un puro; ma per la società è un disadattato, un pervertito, forse persino un pedofilo*.
Inoltre, Tiffauges è convinto che la realtà sia un conglomerato di simboli, che sta a lui interpretare per decifrarvi un destino cosmico al quale, ne è convinto, egli è strettamente legato.
Lo seguiamo bambino in un tetro collegio di gesuiti, poi adulto nella Francia dei tardi anni Trenta, quindi soldato (geniere colombofilo) nella Seconda Guerra Mondiale, e infine prigioniero di guerra nel nord-est della Germania, sulle rive iperboree del Mare del Nord, in quella che una volta era la Prussia e oggi è spartita tra Russia e Polonia.
Lì, in quel mondo di orchi in cui sguazza a suo agio, Tiffauges avrà modo di assistere, da una posizione privilegiata, alla decadenza e alla sanguinosa disfatta del Reich nazista, fino a veder compiersi il suo destino grazie all'incontro con Ephraim, un bimbo ebreo scampato all'Olocausto.
Tournier ha affermato di aver voluto “attener[s]i a un realismo che raggiunge il fantastico […] attraverso un parossismo di precisione e di razionalismo, per iperrealismo, per iperrazionalismo”.
La definizione è perfetta: Il re degli ontani è un romanzo potente, realistico e mitologico, denso di simboli, di minuziosi parallelismi, affondato nell'universo lucidamente visionario di Tiffauges.


*) Per inciso, Tiffauges è il nome del castello dove Gilles de Rais consumò i suoi delitti. Il riferimento, com'è ovvio, non è affatto casuale. In effetti, tutto il romanzo è intessuto da una fitta trama di riferimenti letterari, spesso in forma di allusione criptica.

lunedì 23 agosto 2010

le donne di francesco 13 - caterina


"Titanic": altro disco schiacciato dalla canzone che gli dà il titolo (anzi, dalle tre canzoni che costituiscono la "trilogia del Titanic").
Però "Titanic" contiene anche un altro evergreen degregoriano, La leva calcistica della classe '68 *, una gemma poco conosciuta come San Lorenzo e ben due ritratti femminili: Belli capelli, che apre il disco, e Caterina.
Caterina è Caterina Bueno, cantante fiorentina che faceva parte del gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano, con cui un ventenne e ancora sconosciuto De Gregori aveva fatto un tour (come chitarrista) nel 1971. Quella al centro della foto in cima al post è lei; e quello alla destra di lei, con quegli inverosimili capelli da paggetto, è proprio lui, De Gregori.
Ho già detto che, spesso, di De Gregori mi piacciono le canzoni più semplici, meno "impegnate"? Sì, forse l'ho già detto.
Caterina è una di quelle.



http://www.youtube.com/watch?v=_hpb95xhmsc

Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu
con due spalle uccellino in un vestito troppo piccolo
e con gli occhi ancora blu.
E la chitarra veramente la suonavi molto male
però quando cantavi sembrava Carnevale
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

E la vita Caterina lo sai non è comoda per nessuno
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo
devi rischiare la notte il vino e la malinconia
la solitudine e le valigie di un amore che vola via
e cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo
chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.

Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
forse non ti direi niente ma ti guarderei soltanto
chissà se giochi ancora con i riccioli sull'orecchio
o se guardandomi negli occhi mi troveresti un pò più vecchio
e quanti mascalzoni hai conosciuto e quanta gente
e quante volte hai chiesto aiuto ma non ti è servito a niente.
Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
sopra i tetti di Firenze per poterti conquistare.



*) A proposito di plagi, argomento di cui si è parlato più volte. Il ritornello de La leva calcistica è praticamente identico all'inizio di The Greatest Discovery, un pezzo di Elton John del 1969. Ascoltare per credere.

domenica 22 agosto 2010

lampi - 66


Un gesto così semplice, così impossibile.

sabato 21 agosto 2010

lampi - 65


La femminilità è un attributo, la virilità una performance.
In questo dev'esserci un significato.

venerdì 20 agosto 2010

love is a verb



http://www.youtube.com/watch?v=yftOy8kz7aE


Love love is a verb
Love is a doing word
Feathers on my breath
Gentle impulsion
Shakes me makes me lighter
Feathers on my breath

Teardrop on the fire
Feathers on my breath

Nine night of matter
Black flowers blossom
Feathers on my breath
Black flowers blossom
Feather's on my breath

Teardrop on the fire
Feathers on my breath

Water is my eye
Most faithful mirror
Feathers on my breath
Teardrop on the fire of a confession
Feathers on my breath
Most faithful mirror
Feathers on my breath

Teardrop on the fire
Feathers on my breath

You're struggling in the dark
You're struggling in the dark

giovedì 19 agosto 2010

frammento da un lunario


Chiuwechéje

'A vi' ca ce sta a majagne.
Jogge tutte cose
pare ca mmàscechene a vvacande.
Dind'a uandiére i vernecocche
ppìccene a scurìje
ccum'e tanta vernìce.
Ajuste 'u mmalavùrje
ndrune e acquarìje
c'è zzeffunnète 'mbette
na mòrje de penzire fràcete.


Piovìggina // La vedi che c'è, la magagna. / Oggi tutto / pare che mastichi a vuoto. / Nel vassoio le albicocche / accendono la penombra / come tante scintille. / Agosto del malaugurio / tuoni e acquerugiola / si è affondata nel petto / una morchia di pensieri fradici.

mercoledì 18 agosto 2010

plurale impersonale



Il poeta che usa il plurale
sembra subito più vasto e veritiero.
Se poi il plurale si fa anche impersonale
accorre l'universo col cimiero.

Patrizia Cavalli

martedì 17 agosto 2010

una vita al servizio dello stato

"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. [...] Lasciarli fare [gli universitari]. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".

Francesco Cossiga (1928-2010)

l'odore del corpo


El vè dal scòl
'n udur de calt
de bagn, de net
e po sitil 'l se 'ntromet,
l'è apena 'n fil
gnamò sicür, amò sitil
l'udur del corp
amò de net
e po 'n sospet
d'ìga südat
e quand se 'l sènt
gros e font
l'è 'n spaènt
l'udur del corp
de l'animal
sota la pèl.

(Franca Grisoni*)

Viene dalla scollatura / un odore di caldo / di bagno, di pulito / e poi sottile si intromette, / è appena un filo / non ancora sicuro, ancora sottile / l'odore del corpo / ancora di pulito / e poi un sospetto d'aver sudato / e quando si sente / grosso e fondo / è uno spavento / l'odore del corpo / dell'animale / sotto la pelle.


* Tratto da "La böba", Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova 1986. Il dialetto è quello di Sirmione, sul Lago di Garda, al confine tra Lombardia e Veneto

lunedì 16 agosto 2010

istruzioni



Le poesie vanno sempre rilette,
lette, rilette, lette, messe in carica:
ogni lettura compie la ricarica,
sono apparecchi per caricare sensi;
e il senso vi si accumula, ronzio
di particelle in attesa,
sospiri trattenuti, ticchettii,
da dentro il cavallo di Troia.

Valerio Magrelli

domenica 15 agosto 2010

sabato 14 agosto 2010

pugliesità


Poesie in dialetto sanseverese, di Nazario Tartaglione.
Da 'U pucchète, Mediterranea 2010
(il libro intero si può leggere qui).


Pe’ la vije.


Cammenève pe’ la vije
tra li vìchele e ‘i pendune,
che li chèse ca mmandavene i verezure,
e che lu ciéle ca vuttève li criature fujènne
e nu vècchie ca cuntève cerèse,
apprèsse a l’anne passète.

Per la via // Camminavo per la via / tra i vicoli e gli angoli / con la campagna nascosta dalle case, / e con il cielo che spingeva le corse dei bambini, / ed un vecchio che contava ciliegie, / dietro agli anni passati.


* * *


Prime ca jèsce ‘u rène.

Lu ciéle sepère la campagna da la strède,
come ‘na lastre de vènde.
Llonghe ‘a mène e lu passète jè la,
ca te parle e aspètte la cunsulazione
ca vè da li tèmpe de mò,
ca sàpene, ma ne ssàpene aspettà,
e ce scordene ‘i chelùre abbasce a ’u puzze,
che l’èrve e ‘u sole du calà,
cu mère e la sckume,
e lu vènde ca zombe e fa l’onde,
e che lu marrò de la tèrre e de li zolle,
prime ca jèsce ‘u rène.

Prima che esca il grano. // Il cielo separa la campagna dalla strada, / come una lastra di vento. / Allungo una mano e il passato è la, / che ti parla e aspetta la consolazione che viene dal presente, / che sa, ma non sa aspettare / e dimentica i colori in fondo al pozzo, / con l’erba e il sole del tramonto, / con il mare e la schiuma, e il vento che salta e fa l’onda, / e con il marrone della terra e delle zolle, / prima che esca il grano.


* * *


Andò.
(A Michele, 15-04-10)

Andò l’hè jì seppuntà quistu delore,
sotte a quèla croce, sotte a quèla tèrra?
Come li mène jàvezene sole
cusì me mméne ji mméze a la mugne
e rumène a spijà ‘ngéle
‘u sole ca rruwènde e ca schelore
‘i dinde e l’anema muccechète
da ‘i parole fenute de chi decéve amore.

Dove // Dove si può seppellire questo dolore, / sotto quale croce, sotto quale terra? / Come le mani levano in alto il sole / così io mi lancio nel fango / e resto a guardare in cielo / il sole che arroventa e scolora / i denti e l’anima morsa / dalle parole mute di chi diceva amore.


* * *


‘A lèttere.

E m’assètte ponda ponde a ‘u vènde
e a ‘u suttène andò so’ nète
e andò nònneme ‘nge stà cchiù.
E ‘ngappe ch’i mène ‘u tèmbe sfijute,
‘mbundète sope a stà fotografie,
de jisse meletère
cu fucile e ‘na lèttere d’amore mmène.

La lettera // E mi siedo sul ciglio del vento / e del basso dove sono nato / e dove mio nonno non c’è più. / E acchiappo con le mani il tempo sfuggito, / scolpito su questa fotografia / di lui militare / con il fucile ed una lettera d’amore in mano.

venerdì 13 agosto 2010

sorridere


Sorridi alla vita e la vita ti risponderà: "C'è poco da ridere, coglione".

giovedì 12 agosto 2010

l'importante è crederci



http://www.youtube.com/watch?v=AuQOt67zpsc

mercoledì 11 agosto 2010

il poeta trova un'alternativa - di Grace Paley


Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci ho messo
più o meno lo stesso tempo
ovviamente la torta era in stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto ancora
strada da fare giorni e settimane e
un sacco di fogli accartocciati

la torta aveva già un pubblico
ciarliero scalpitante fra piccoli
camion e furgoni dei pompieri sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli
e albicocche secche tanti amici
diranno ma perché mai ne hai
fatta solo una

questo con le poesie non succede

per via di una tristezza
irriferibile ho deciso di
rivolgermi stamattina a un
pubblico che mi apprezza non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione perché si presenti

il giusto consumatore

Grace Paley (traduzione mia)


* * *

The Poet's Occasional Alternative

I was going to write a poem
I made a pie instead it took
about the same amount of time
of course the pie was a final
draft a poem would have had some
distance to go days and weeks and
much crumpled paper

the pie already had a talking
tumbling audience among small
trucks and a fire engine on
the kitchen floor
everybody will like this pie
it will have apples and cranberries
dried apricots in it many friends
will say why in the world did you
make only one

this does not happen with poems

because of unreportable
sadness I decided to
settle this morning for a re-
sponsive eatership I do not
want to wait a week a year a
generation for the right

consumer to come along

martedì 10 agosto 2010

lezioni di piano

How to play 4-hands piano (by Harpo & Chico Marx)



http://www.youtube.com/watch?v=ZYxgjJK7kD0

lunedì 9 agosto 2010

filastrocca


Voi che aggiungete
misura alle tibie aprite l'aria
al passaggio strappate la buccia
alle parole che assaggiate voi
smarriti nel paesaggio
voi
stanati dal pianto voi che non
misurate
il tempo e le risate voi
che strillate
le rime voi

che mi continuate.

domenica 8 agosto 2010

l'arte della cover



http://www.youtube.com/watch?v=hTWKbfoikeg




http://www.youtube.com/watch?v=wcHNZVrxEts




http://www.youtube.com/watch?v=M_ciiCyxOJA




http://www.youtube.com/watch?v=TsS811o21-k





http://www.youtube.com/watch?v=LKllfSfgB4k

sabato 7 agosto 2010

non ci sono per nessuno


Due settimane di vacanza.
Per i prossimi quindici giorni mi dedicherò anima e corpo a moglie, figli, sole (speriamo), mare e libri. Non accetterò di ospitare alcun pensiero minimamente molesto.
Fino al 21 agosto sono in aspettativa dal mondo.
Ho impostato il blog perché venga aggiornato in automatico; se e quando mi andrà, aggiungerò qualche post; e non so se e quando potrò rispondere ai commenti.
Arrivederci a tutti.

venerdì 6 agosto 2010

the boxer(s)



http://www.youtube.com/watch?v=AdKjEHfHINQ


Sono solo un ragazzo povero
Anche se la mia storia è stata raccontata poche volte
Ho sprecato la mia resistenza
Per una manciata di mugugni
Così sono le promesse
Tutte bugie e beffe
Eppure un uomo sente quel che vuole sentire
E non bada al resto

Quando lasciai la mia casa e la mia famiglia
Non ero nulla più che un ragazzo
In compagnia di sconosciuti
Nella quiete delle stazioni ferroviarie
A correre spaventato
A giacere abbattuto
Cercando i quartieri più poveri dove vanno gli straccioni
In cerca dei posti che solo loro conoscono

Chiedendo solo un salario da bracciante
Sono venuto in cerca di un lavoro
Ma non ho offerte
Solo un “vieni” dalle puttane su Seventh Avenue
Dichiaro
Ci sono stati momenti che ero così solo
Da essermi preso un po' di conforto lì

[[Ora gli anni mi rotolano accanto
Dondolando a ritmo uguale
Sono più vecchio di quanto ero
E più giovane di quanto sarò
Questo non è insolito
No non è strano
Dopo cambiamenti e cambiamenti
Siamo più o meno gli stessi
Dopo i cambiamenti siamo più o meno gli stessi]] *

Ora giaccio con i miei vestiti invernali
Desiderando di essere andato
Andato a casa
Dove gli inverni di New York non mi fanno sanguinare
Sanguinare...
Andare a casa...

Nelle radure sta un pugile
Un combattente per mestiere
E si porta dietro i ricordi
Di ogni guantone che lo ha steso
O l'ha tagliato fino a farlo urlare
Di rabbia e di vergogna
Me ne vado me ne vado
Ma il combattente resta ancora


*) Questa strofa venne tagliata nell'incisione originale, ma Simon & Garfunkel la cantano in varie versioni live.




http://www.youtube.com/watch?v=Aghe7DeA2VM

giovedì 5 agosto 2010

lampi - 64


La loro generazione ha perso. La sua paga il conto.

mercoledì 4 agosto 2010

un addio sommesso


Luciano Erba era un uomo schivo, un poeta elegante, uno che non urlava mai.
Se n'è andato in silenzio, ieri, a 88 anni, nella sua Milano.
Era classificato nella "linea lombarda", o nella "quarta generazione", o chissà dove altro. Per me, era solo un grande poeta.


Il formaggio

Sarà bene parlando di un mio modo
di abitare nel mondo del presente
(un sistema spaziale dove scambio
forma e corpo con quanto mi sta attorno
con le cose alle quali vado incontro
per vivere in loro e loro in me)
sarà bene che riveli che tal modo
di stare vicino al quotidiano
mi fu chiaro ab initio una mattina
avevo fame era tempo di guerra
da parte a parte guardavo i buchi
di una fetta sottile di formaggio
così assorto mi sentivo rapito
ed ero un po' di qua un po' di la.



Linea lombarda

Adoro i pregiudizi, i luoghi comuni
mi piace pensare che in Olanda
ci siano sempre ragazze con gli zoccoli
che a Napoli si suoni il mandolino
che tu mi aspetti un po' in ansia
quando cambio tra Lambrate e Garibaldi.



Milano da sera a mattina

Le nuvole hanno smesso di piovere
sta per ricominciare la sera
i cortili avranno voci più chiare
la luna compie un giro in più.

La felicità vive a notte nel sogno
della città labirinto
un monte in periferia
un vagone abbandonato sulle rotaie.

Superstite del primo Novecento
di case d'epoca lungo i bastioni
resto un borghese di tarda mattina:

per svegliarmi ripasso il latino
campester silvester paluster
esco, cravatta, scarp luster.

recensioni in pillole 61/62 - marcel schwob

Marcel Schwob, Vite immaginarie, Adelphi 1996 (210 pp.)

Marcel Schwob, La crociata dei bambini, La biblioteca blu 1972 (87 pp.)



Mayer André Marcel Schwob nacque da famiglia ebraica a Chaville, nel 1867, e morì a Parigi poco più di trentasette anni dopo.
Nel frattempo, fu storico, linguista, erudito, traduttore dal greco, dal latino e dall'inglese, studioso di François Villon. E scrittore: amico dei simbolisti, ammirato da Wilde, Valéry e Jarry e dedicatario delle loro opere. Più tardi, fu tra i modelli di Borges. Di salute malferma (tisico, dipendente dalla morfina), visse nel mito di Stevenson e volle concedersi anche lui un viaggio a Samoa, prima di tornare in Francia e morirvi di polmonite, dopo due anni di vita da recluso.
“Vite immaginarie”, apparso nel 1896, contiene ventitrè micro-biografie: in media, non più di quattro o cinque pagine ciascuna. I personaggi sono, indifferentemente, noti o sconosciuti: Empedocle o una fattucchiera fenicia, Clodia (ossia la Lesbia di Catullo) o un notaio francese del Quattrocento, un indovino delle Mille e una Notte o il pirata William Kidd, Pocahontas o una coppia di assassini nell'Inghilterra del primo Ottocento.
Per ognuno di loro, Schwob cesella un minuscolo, fulminante medaglione, con stile adamantino, all'apparenza semplice, in realtà intriso di preziosa e distillata sapienza. A volte compiaciuto di lussurie e perversioni, a volte affondato nella più triviale quotidianità: sempre, però, con il sorriso disincantato del dandy. E sempre alla ricerca del dettaglio unico, dell'immagine che balza inaspettata come una gemma nascosta.
“La crociata del bambini” (1895) è ispirato all'episodio storico del 1212. Schwob moltiplica la prospettiva in otto brevissimi monologhi, nei quali assume la voce di un goliardo, del papa, di uno scrivano, di uno dei bambini, e così via, disegnando un Medioevo feroce e incantato, lucido e minuzioso come la vetrata di una cattedrale gotica.

martedì 3 agosto 2010

le donne di francesco 12 - stella stellina


"Viva l'Italia" (1979). Uno di quei dischi schiacciati dalla title-track.
In realtà l'unica canzone veramente politica è proprio Viva l'Italia. Perché poi ci sono l'ironica Gesù Bambino, l'ambigua L'ultima nave (denuncia sociale o semplice canzone d'amore?), Terra e acqua che riprende un celebre canto popolare veneto. E ci sono canzoni sul sogno, sul viaggio, sulla voglia di andare lontano.
Insomma, è come se De Gregori avesse voluto bilanciare il sovraccarico ideologico del (peraltro bellissimo) brano eponimo con un album in qualche modo leggero, nei testi e nelle sonorità. E che, se devo essere onesto, mi è sempre sembrato un lavoro carino, ma un po' minore, non proprio memorabile.
Volevo postare l'incantevole Buenos Aires, ma non lo trovo né su YouTube né altrove. Allora posto Stella stellina, che fa parte di quella categoria di canzoni sue che mi piacciono di più: delicata, poetica, senza la necessità di un particolare impegno a tutti i costi. Una specie di rilettura di Renoir, però con suoni che sanno già molto di anni Ottanta, e con lo stile più semplice, meno ermetico ma più comunicativo, che De Gregori comincerà ad adottare in quel decennio, e poi in maniera sempre più accentuata, fino ai tempi recenti.



http://www.youtube.com/watch?v=z9dwo2E3NEc



Nata sono nata
nell'Africa d'Italia
in qualche posto e in qualche modo
sono pure cresciuta.
Non c'erano chitarre ai miei tempi
non c'erano chitarre da suonare
ma fili d'erba quanti ne volevi tu
da strappare e poi soffiare.
E sì la notte
ti potevi fidanzare con la luce
dei treni che fischiavano lontano.

Probabilmente cominciò
con la corriera e con la ferrovia
un uomo chiuse lo sportello
e la campagna volò via.
Avevi unghie laccate
sopra mani da contadina
e due orecchini di corallo
di quand'eri ragazzina.
E ti leggevi i libri
che parlavono solo d'amore
e poi chissà che altro avevi dentro al cuore.

E un anno passa e un anno vola
e un anno cambia faccia
e una città che muore
che protegge e che minaccia.
E un uomo con il cappello
che ti accompagna alla fermata
e tu che prendi la sua mano e pensi
"adesso sì che sono innamorata".
E non importa niente
se capisci che non era vero
c'è sempre tempo per un'altra mano
e per un sogno ancora intero.

Prendila come viene
prendila come vuoi
non t'impicciare più della tua vita
che non sono affari tuoi.
Prendila come viene
prendila come va
stella stellina stella cadente
stella stella.

lunedì 2 agosto 2010

mathesis singularis


L'arte si pone dalla parte opposta delle idee generali, non descrive che l'individuale, non desidera che l'unico. Non classifica; sclassifica. Per quanto ci concerne, le nostre idee generali possono anche essere simili a quelle che hanno corso nel pianeta Marte e tre linee che si intersecano formano un triangolo in tutti i luoghi dell'universo. Ma guardate una foglia d'albero, con le sue nervature capricciose, le sue tinte variate dall'ombra e dal sole, il rigonfio che vi ha sollevato la caduta di una goccia di pioggia, la puntura che vi ha lasciato un insetto, la traccia argentea della piccola lumaca, la prima doratura mortale che vi segna l'autunno; cercate una foglia esattamente simile in tutte le grandi foreste della terra: vi sfido a trovarla. Non c'è scienza del tegumento di una fogliolina, dei filamenti di una cellula, della curvatura di una vena, della mania di un'abitudine, delle pieghe di un carattere. Che un certo uomo abbia avuto il naso storto, un occhio più alto dell'altro, l'articolazione di un braccio nodosa, che abbia usato mangiare a una certa ora un petto di pollo, che avvia preferito la Malvasia al Château-Margaux, questo sì è senza parallelo nel mondo. Al pari di Socrate, Talete avrebbe potuto dire ГNΩΘΙ ΣEAYTON ma non si sarebbe sfregato la gamba nella stessa maniera, prima di bere la cicuta. Le idee dei grandi uomini sono il patrimonio comune dell'umanità, ognuno di loro non possedette realmente che le proprie bizzarrie. Il libro che descrivesse un uomo con tutte le sue anomalie sarebbe un'opera d'arte come una stampa giapponese dove si vede eternamente l'immagine di un minuscolo bruco visto una volta in una certa ora del giorno.

Marcel Schwob, Vite immaginarie (1896) (Adelphi 1996, pp. 13-14)

domenica 1 agosto 2010

promemoria n. 2


Ma ne avrete chissà quante di giornate
così le vene fanno groppo
tutto ciò che ancora non sapete
vi torce i muscoli
voi che avete così poco da opporre
verrà che io lo voglia o no
sciame sottile o parabola già svuotata del sasso
non so se scriverete anche voi

però posso
consegnarvi il resto della sottrazione
c'è sempre un decimale è lì che inizia la crepa
nulla è più come prima nel bene
o nel male
come quando nei sogni scoprite
le vere abitudini.